IL SOGNO DELL’INGEGNERE OLTRE CONFINE

 

Cari ingegneri, voglio parlarvi del sogno di un ingegnere oltre confine: Reza. In Iran sognano l’Italia. Forse perché siamo molto collegati a livello di abitudini, forse perché fin da bambini tifano Italia o Brasile ai Campionati mondiali di calcio. L’Iran non si piazza mai molto bene, così, appena esce dal campionato al secondo turno, si inizia già a chiedere agli amici: “tu per chi tifi, Italia o Brasile?!”

 
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Reza si è laureato in ingegneria meccanica a Tehran, in un indirizzo orientato alla Progettazione di Produzione. Era un corso di studi molto pratico e tecnico. Lo appassionavano soprattutto i processi di produzione degli stampi per la plastica e altri materiali. Una volta uscito, era pronto per il mondo del lavoro. In Iran gli studi sono molto orientati all’apprendimento sul campo, a differenza di quelli italiani più improntati alla teoria.

Una volta in possesso della Laurea Triennale in Ingegneria, nei successivi tre anni ha lavorato in Iran per due aziende, una in campo Machinery e una Automotive, una nota casa automobilistica internazionale,

 

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Iran Khodro

 

TUTTAVIA REZA, L’INGEGNERE OLTRE CONFINE, DESIDERAVA IMPARARE DI PIÙ!

 SOGNAVA (e siamo alle SOLITE) di studiare in uno di quei paesi esperti nel disegno meccanico.

“L’Italia è famosa per essere un paese ricco di aziende in campo industriale. Per questo, tra Germania e Italia, ho preferito venire qui”.

 

I motivi per cui si migra verso l’Italia (e non solo) sono essenzialmente 4:

    1. Per scappare da guerre, a persecuzioni di carattere politico, razziale e religioso. In Iran nell’ultimo periodo è scattato un vero e proprio allarme per violenze e proteste in strada. Si parla addirittura di allarme per la quantità di vittime. Che succede? Si allunga la lista di Paesi in ribellione contro i governi e la povertà. Ma Reza non è andato via per questo.

 

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  1. Per sfuggire a catastrofi naturali.
  2. Per ricercare un lavoro stabile. Il più delle volte sono giovani che vanno alla ricerca di un impiego grazie al quale poter vivere meglio. Partono da paesi del Primo mondo per spostarsi verso altri paesi del Primo mondo.
  1. Per studio. In questi casi i ragazzi e ragazze rimangono spesso a lavorare e vivere nella nazione dove hanno studiato diventandone a tutti gli effetti cittadini.

 

La stragrande maggioranza di coloro che emigrano in altri paesi sono persone provviste di un’elevata educazione scolastica che attuano la cosiddetta “brain drain” (la fuga di cervelli).

 

Questo è un dato statistico che spiazza molti di coloro che si approcciano agli stranieri con aria di superiorità e con la presunzione di essere migliori. Le migrazioni e l’Europa sono stati invece utilizzati negli ultimi anni come ‘causa’ di tutti i mali che affliggono i vari Paesi dell’Unione.

D’altronde, come diceva anche Oscar Wilde, è molto difficile sradicare stereotipi e pregiudizi:

 

Nella vita moderna niente è più efficace di un luogo comune: affratella il mondo intero. (Oscar Wilde)

 

PERÒ LE COSE NON SONO ANDATE PROPRIO COME REZA IMMAGINAVA. ED ECCO IL RISVOLTO DELLA MEDAGLIA!!!

 

“Ho scelto la Sapienza di Roma per il Master in Product Design. Molti miei amici hanno optato per il Politecnico di Milano (Management Engineering) e per quello di Torino (Mechanical Engineering). Io però volevo specializzarmi nel Design”.

 

Pur avendo la lettera di ammissione per tutte e tre le facoltà, ha optato per quella che rispondeva di più al suo desiderio di lavorare nel mondo del disegno meccanico.

 

Ma quando è arrivato, con il suo inglese IELTS livello 6, certificato apposta per essere ammesso alle Facoltà italiane, tutta la montagna che si era costruito nella mente si è sgretolata davanti ai suoi occhi. Immaginava l’Italia come un paese professionale in cui tutti masticano bene l’inglese. E invece si è trovato a non essere capito da nessuno, a non poter comunicare e ad essere isolato. E non solo: il corso di laurea era nuovo, ancora disorganizzato e più della metà dei professori faceva docenza in italiano senza dire in inglese una parola che non fosse “hello”.

 

COSA HA OTTENUTO? TRE ANNI DI MAL DI TESTA A FINE LEZIONE!

 

“Forse mi è andata male per la città che ho scelto. I miei amici che hanno studiato a Milano e Torino si sono trovati bene. Spesso mi sono detto: se fossi rimasto in Iran… insieme a mio fratello maggiore, che ne frattempo è divenuto Direttore dell’Ufficio Tecnico reparto Stampi di una grossa azienda automobilistica iraniana!”

Ma il mio sogno era viaggiare, spaziare, scoprire!”

 

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TOTO’- Eh: ho avuto un amico prigioniero in Germania. Non m’interrompere, se no perdo il filo. (Al vigile) Dunque, excuse me, bitte schòn… Noio (indica sé e Peppino)…
VIGILE – Se ghe?
TOTO’- (a Peppino) Ha capito!
PEPPINO- (a Totò’) Che ha detto?
TOTO’ – (a Peppino) Dopo ti spiego. (Al vigile) Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja..
VIGILE – Eh, ma bisogna che parliate l’italiano, perché io non vi capisco.
TOTO’ – Parla italiano? (A Peppino) Parla italiano!
PEPPINO – (al vigile) Complimenti.
TOTO’- (al vigile) Complimenti! Parla italiano: bravo!
VIGILE – Ma scusate, dove vi credevate di essere? Siamo a Milano qua!
TOTO’ – Appunto, lo so. Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa, è una semplice informazione…
VIGILE – Sentite…
TOTO’ e PEPPINO – Signorsì, signore.
VIGILE – … se volete andare al manicomio…

 

REZA, L’INGEGNERE OLTRE CONFINE, NON HA RINNEGATO LA DECISIONE PRESA.

In fondo, per raggiungere un obiettivo bisogna scegliere e scegliere significa rinunciare a qualcosa.

 

Come per tutti quelli che sognano un mondo migliore, che sperano nel successo espatriando, i sogni non sono accompagnati da una reale consapevolezza della fatica che si dovrà affrontare.

 

Speranza e fiducia nel futuro, nostalgia, senso di appartenenza o di sconfitta, idealizzazione e delusione, consapevolezza di avercela fatta.

 

La verità, è che anche partire per Londra o Berlino o New York con grandi speranze, non sempre significa incontrare l’opportunità per fare la scalata del successo in pochi anni. Magari non va proprio come avevi immaginato. Magari devi mettere in conto che “il mazzo” te lo devi fare dappertutto. Reza se lo è fatto negli studi, altri se lo fanno sul lavoro, altri ancora per riuscire anche solo a cambiare Paese in cui vivere.

 

Dopo i 3 anni di Master in Product Design, infatti, Reza ha iniziato a lavorare in una grande azienda multinazionale italiana, con sede a Udine, leader nel mondo nella colata continua. Quello sì che era un sogno!

ECCO IL MOTIVO PER CUI ERA VENUTO IN ITALIA!

 

In breve tempo si è trovato ad essere progettista meccanico in un’azienda del Nord Italia con 110 anni d’esperienza e 900 dipendenti in tutto il mondo.

 

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“Mi ero presto reso conto che a Roma nel settore ingegneristico non c’era lavoro neanche per gli italiani! Quindi ho cercato lavoro nelle grandi aziende del Nord: l’ho trovato in quell’Italia industriale TOP nel mondo che avevo sempre immaginato!”

 

Non possiamo dimenticarcelo: al Sud Italia di lavoro ce n’è poco e l’emigrazione dal Sud al Nord è esattamente come quella tra i Paesi meno sviluppati e l’Italia di oggi. Il problema che rimane è che nel Sud Italia continuano ad essere di più gli emigranti che coloro che approdano. Negli ultimi 15 anni quasi due milioni di meridionali si sono spostati al Centro Nord Italia. È un’emergenza senza eguali che fa temere lo spopolamento di borghi e città intere.

Nel secolo scorso, dal Sud arrivavano al Nord intere famiglie con tutta la vita in una valigia. Adesso partono con la laurea sotto braccio a mo’ di baguette!

L’IMPORTANTE È TENTARE E NON SMETTERE MAI DI SOGNARE, DI PROGETTARE E PIANIFICARE LA REALIZZAZIONE DI QUEL SOGNO.

Ovunque lo si immagini! Gli sterotipi ci aiutano a creare un’immagine definita dell’ignoto, che però è spesso idealizzata. I pregiudizi invece ci impediscono di vedere il bello anche dove c’è.

 

In People Design, Reza ha continuato il suo percorso da progettista meccanico rivolto alle grandi aziende leader nel settore meccanico. L’orizzonte dal quale non sposta più lo sguardo: essere un TOP engineer nelle migliori aziende.

 

Adesso spera nell’opportunità di collaborare con un’azienda nel settore machinery legata alla produzione degli stampi, grazie alle opportunità offerte da People Design di lavorare on-site presso le aziende partner.

 

Sogno per il futuro lontano invece? Aprire un’azienda in proprio!

 

“Molto spesso guardo al passato e alle opportunità perse e penso: forse avrei dovuto, se avessi fatto, chissà come sarebbe andata. – mi ha detto Reza. Ma mentre un insegnante prima ti insegna e poi ti fa l’esame, la vita va al contrario. Non si può camminare rivolti all’indietro, anzi bisogna essere protesi verso il futuro e fare tesoro di tutto, per scalare quella famosa montagna e realizzare il sogno nel cassetto”.

 

Come diceva Oscar Wilde: “L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame, poi ti spiega la lezione”.

 

E voi avete un sogno non ancora realizzato e per il quale dareste tutto?

 

Vi lascio con la testimonianza di Reza in prima persona e aspetto come sempre i vostri commenti!

Alla prossima,

Pietro


La Garanzia dall’invio del Cv è:
1. Risposta Certa in 10 Giorni
2. Assunzione in 20 Giorni
3. Operativo su Progetti in 30 Giorni

 

Pietro Pometti
Responsabile del Percorso Lavorativo per Ingegneri Meccanici

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