Vi racconto la mia esperienza durante l’emergenza Covid-19.
Partiamo dal 5 marzo: ero in ufficio a Milano e visto che la mia fidanzata risiede nella zona di Bergamo, l’azienda per sicurezza ha deciso di farmi lavorare in smart working per due settimane, su un progetto legato a isole di assemblaggio per componenti di automobili. Sono quindi tornato in Valtellina.
Nel giro di qualche giorno la mia fidanzata si è ammalata, il dottore credeva fosse una banale influenza, ed era stato escluso che potesse essere COVID-19. Lei ha deciso comunque, per precauzione, d’isolarsi in camera e evitare il più possibile i contatti con i suoi genitori. Dopo 5 o 6 giorni di febbre era guarita, nel frattempo però era scattata la zona rossa in tutta la Lombardia e quindi non ci siamo più potuti vedere.
Verso metà marzo (a pochi giorni dalla guarigione della mia fidanzata) si è ammalata sua mamma. Questa volta la situazione è stata più grave: non è guarita nel giro di pochi giorni, bensì dopo una decina di giorni di febbre alta è stata ricoverata in ospedale a causa della bassa saturazione. Mentre la mamma era in ospedale, anche il padre della mia ragazza si è ammalato. Fortunatamente, nonostante i 12 giorni di febbre alta e la polmonite che gli è stata diagnosticata, lui non ha riscontrato problemi respiratori e non è stato necessario il ricovero.
Il 31 marzo la mamma della mia fidanzata è stata dimessa e ha potuto iniziare la quarantena a casa, isolata in una stanza, ed oggi siamo in attesa dell’esito del secondo tampone, sperando che sia tutto finito.
Purtroppo in questo periodo a causa del COVID se n’è andato il padre di un mio caro amico, una bravissima persona che a 55 anni in un attimo si è spento, non sembra quasi vero.
Sicuramente ad aggravare questo momento molto delicato c’è la solitudine che si prova e la sensazione di diffidenza che si può leggere negli occhi, che sono l’unica cosa visibile sul volto delle persone. Non vedo la mia fidanzata da più di due mesi ed abbiamo dovuto affrontare questa situazione distanti. Per non parlare poi di chi ha perso un proprio caro. Da vicino, ti rendi conto di quanto tutto possa sembrare un brutto sogno.
Sicuramente non è stato un periodo facile, ma non oso lamentarmi: c’è chi se l’è passata o se la sta passando molto peggio di me, e tanti non ce l’hanno fatta. Posso però dire che la paura è stata tanta e che la sensazione è di totale incertezza, data la poca esperienza degli “esperti” con questo nemico invisibile.
Dal 26 marzo sono in cassa integrazione al 100%. Purtroppo che ci piaccia o no, la situazione è difficile sotto tanti punti di vista, sociale, sanitario, economico, psicologico. In momenti di crisi come questo veniamo messi a nudo di fronte alle nostre paure, insicurezze e fragilità. Nelle mie esperienze passate ho imparato a trovare la forza nei momenti tosti e a non lasciarmi andare. Ho quindi sfruttato i primi giorni di cassa integrazione per riflettere e per dedicarmi a diversi lavori in casa.
In questo periodo ne sto approfittando per seguire l’andamento dei mercati, della situazione mondiale e soprattutto per fare corsi, webinar, ecc. seguendo i consigli dell’azienda. Bisogna cercare di cogliere le opportunità e usarle a nostro vantaggio, cercando di uscire dalla crisi il più preparati possibile.
La mia speranza è che il mondo trovi un nuovo equilibrio. Sicuramente nel breve periodo non tornerà come prima… due mesi fa non avremmo mai immaginato di trovarci in questa situazione… a Capodanno, brindando al 2020, non ci saremmo mai immaginati che tutto ciò che l’anno nuovo sembrava promettere sarebbe stato disatteso in modo tanto improvviso e tragico. Non ci resta altro da fare che restare ottimisti e non mollare.
