Seguite Darwin, fatevi trovare pronti dal cambiamento
Esiste una citazione molto famosa attribuita al grande Charles Darwin, relativamente all’evoluzione della specie: “Non sopravvive il più forte, ma colui che è sufficientemente reattivo al cambiamento”. In realtà, a onor del vero, lo scienziato inglese non ha mai pronunciato questa frase (che invece appartiene al professore di management Leon Megginson), ma la sua potenza espressiva l’ha fatta dilagare a macchia d’olio, soprattutto nei post motivazionali di qualche influencer o nelle bacheche di qualche CEO.
Anche io, da parte mia, ne rimasi affascinato la prima volta che la sentii, immaginandomi una specie dominante, forte e feroce, sopperire di fronte a un’altra specie più umile e debole, ma più predisposta alla sopravvivenza in quelle mutate condizioni ambientali. Tutto questo, che potrebbe sembrare molto astratto, in realtà fa parte del quotidiano di ogni persona, e ancor di più di ogni lavoratore, soprattutto in questi tempi difficili, che la nostra di specie sta affrontando.
Proprio sotto questa spinta riflessiva, ho deciso qualche tempo fa di mettermi in gioco, nel momento in cui dovevo dimostrare a me stesso (e agli altri) che non volevo essere la specie più forte ma destinata agli stenti dei tempi duri, ma piuttosto la specie più umile e vincente, in grado di adattarsi ai nuovi ruoli proposti. Da qui è nato il mio stravolgimento di incarichi, da Progettista Meccanico (ormai abbastanza navigato) a Ingegnere di Laboratorio Compositi, presso una grande potenza industriale automotive. Seppur i ruoli in un primo momento potrebbero sembrare appartenenti allo stesso mondo, in realtà si sviluppano in modalità e attività completamente diverse.
Questo succedeva all’inizio dei tempi duri della crisi Covid, e da parte mia vedevo questo salto nel buio con poche aspettative. Ma lo spettro della crisi e, perché no, la curiosità di fare nuove esperienze, hanno giocato un ruolo fondamentale nelle mie decisioni.
La prospettiva di investirsi in nuovi ruoli, in nuovi progetti, in nuove realtà, spaventa e anche tanto. Inutile negare a noi stessi l’ansia che il cambiamento porta con sé, che sia il cambiare lavoro, il cambiare casa o il cambiare città. E chi dice il contrario, semplicemente nega a se stesso la possibilità di sentire questa ansia, ma di poterla anche controllare a proprio favore. Ero spaventato su ciò che avrei trovato, sui nuovi responsabili, sulle nuove scadenze o sulle nuove attività che forse non sarei stato in grado di svolgere. Ma poi ho ripensato a Darwin, a quella sua esortazione (seppur mal attribuita) di essere consapevoli della necessità di adattarsi al cambiamento.
Mi sono presentato al cancello di questa grande azienda una mattina piovosa di Febbraio, insicuro e timoroso, ma con un solo, rassicurante, pensiero: comunque sarà questa esperienza, nel bene o nel male, né uscirò fortificato. E’ questo ciò che conta.
E se ora sono qui a raccontarlo con entusiasmo, perché è andata bene. Il ruolo mi è piaciuto, le attività sono stimolanti, la storia continua. L’essermi fidato di chi, anche fra i vertici di People Design, mi esortava a provare e a non farmi spaventare da uno stravolgimento così radicale, si è dimostrata una mossa vincente. Porto con me la soddisfazione di aver abbracciato la spinta inesorabile e progressista del cambiamento, senza essere rimasto ancorato alla definizione formale di un ruolo che, diciamocelo, ci siamo spesso ritrovati cucito addosso.
Senza dilungarmi ulteriormente, ciò che sento di condividere con tutti è, dunque, questo: abbracciate il cambiamento e le possibilità che porta con sé. Potreste essere proprio voi la specie che uscirà vincitrice nella lotta alla sopravvivenza dei nostri giorni.
Alessandro









